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Sor. Monachese Angela ffb.
Roma 2008.
Mediante l’analisi scientifica del pensiero del grande Dottore della Chiesa Tommaso d’Aquino, si indaga il grande mistero della bellezza che – come ebbe a dire Giovanni Paolo II – è cifra del mistero e richiamo al trascendente. Dopo una disamina della riflessione che si è andata sviluppando nei grandi pensatori della filosofia greca, nella patristica e nei grandi maestri del Medioevo, si considera la possibilità di nominare propriamente Dio prendendo posizione all’interno di un dibattito a tutt’oggi aperto. La possibilità di conoscere realmente qualche attributo di Dio la si raggiunge approfondendo le realtà dell’analogia e della partecipazione. Si considera, perciò, la bellezza: se sia una realtà oggettiva o soggettiva; i suoi elementi costitutivi; il suo rapporto con il soggetto che la incontra; la sua trascendentalità.
Si riflette così, finalmente, sulla bellezza in quanto realtà divina: cosa la bellezza delle creature ci dice di Dio; cosa la bellezza ci svela della semplicità, della verità, del bene, dell’amore, della gioia che è Dio.
“Se dunque la bontà, la bellezza e la soavità delle creature, allettano così gli animi degli uomini, la bontà sorgiva dello stesso Dio, comparata diligentemente ai rivoli delle bontà rinvenuti nelle singole creature, trae a sé totalmente gli animi infiammati degli uomini” (C. G., II, cap. 2).
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