Universalismo e relativismo nell'etica contemporanea

Fra Aldo Vendemiati ffb.
Marietti, Genova-Milano 2007. Un volume di 198 pagine.

L’intento è quello di superare la fastidiosa alternativa che ci vede stretti, da un lato, dall’universalismo moderno con le sue insolute aporie e, dall’altro, dal relativismo post-moderno con la sua “insostenibile leggerezza”. Il percorso i articola in di quattro saggi, ciascuno dei quali può essere letto come un’unità a se stante, e tuttavia si tratta di quattro tappe pensate insieme come elementi di un percorso unitario.
La prima tappa è di carattere fondativo. La forma più estrema di relativismo, il nichilismo post-moderno, nega sostanzialmente la possibilità stessa di porre filosoficamente il problema, giacché nega la possibilità di fare filosofia; bisogna quindi anzitutto interrogarsi sul senso e sul ruolo di questa indagine per giustificarne la posizione. Si recepisce qui, in primo luogo, l’appello di H. Jonas ad una filosofia autentica per far fronte alle sfide etiche del nostro tempo, e poi ci si confronta con le istanze negatrici di J. F. Lyotard, R. Rorty e J. Derrida. Da questa analisi emergono i limiti dell’impresa filosofica fondativa, ma anche la sua imprescindibilità.
Il secondo saggio intende inquadrare il contesto in cui si pone oggi la questione circa l’universalismo e il relativismo etico: la globalizzazione. Nell’antitesi tra chi auspica un’escatologica «fine della storia» (F. Fukuyama) e chi paventa un apocalittico «scontro delle civiltà» (S. Huntington), si pone la ricerca di un’etica globale, in grado di coniugare differenze e pluralismo. In questa prospettiva vengono esaminate criticamente le proposte del minimalismo morale di M. Walzer e dell’etica mondiale di H. Küng.
Nel terzo saggio si prendono in esame più particolareggiatamente le istanze relativistiche e le loro motivazioni, nei diversi ambiti culturali: politico, antropologico, ermeneutico, epistemologico ed etico. Nell’ambito della politica, il termine di confronto è costituito dal liberalismo democratico, con particolare attenzione al pensiero di R. Dworkin, ma non senza riferimento ad altre istanze particolarmente vive in Italia. Nell’ambito dell’antropologia ci si confronta con l’approccio pragmatista e neo-darwinista di R. Rorty. Si presentano poi le istanze relativistiche richiamantesi all’ermeneutica di H. G. Gadamer, quelle radicate nelle epistemologie post-popperiane di T. Kuhn, P. K. Feyerabend e L. Laudan, per approdare al relativismo etico vero e proprio. Le ragioni di quest’ultimo vengono esaminate nella loro molteplicità: dall’approccio scientista di chi nega la libertà umana, a quello positivista che riduce il valore a ciò che corrisponde alla volontà del legislatore, dall’edonismo ed egoismo all’intuizionismo di G. E. Moore, all’emotivismo di A. J. Ayer e C. L. Stevenson, al prescrizionismo di R. M. Hare, fino al neo-contrattualismo di J. Rawls e H. T. Engelhardt e al razionalismo critico di H. Albert. Al termine di questa tappa dovrebbero risultare evidenti le ragioni che spingono a superare il relativismo per impostare un’etica razionale e non razionalistica, che consenta di rendere ragione alle istanze dell’autenticità, della diversità sociale e del riconoscimento. In questo cammino si raccolgono interessanti spunti di riflessione da R. J. Bernstein e soprattutto da C. Taylor.
Il quarto saggio è dedicato alle diverse figure di razionalità pratica oggi più significative. Anzitutto si esamina l’utilitarismo nelle sue diverse accezioni di utilitarismo edonistico dell’atto, di utilitarismo welfarista, di consequenzialismo perfezionista o eudemonistico, di utilitarismo della norma. Poi si prendono in considerazione le diverse forme di contestualismo: dalle istanze di recupero della phrónesis aristotelica avanzate da Gadamer, seguite da quelle di recupero della nozione greca di prâxis proposte soprattutto da R. Bubner, fino ai richiami al recupero dell’éthos avanzati da J. Ritter e soprattutto da A. MacIntyre. In terzo luogo si esamina la prospettiva dell’etica del discorso di J. Habermas e K.-O. Apel. Infine si presentano alcuni tratti dell’etica che chiameremo “della relazione” o “etica della trascendenza”, attraverso alcuni tratti del pensiero di M. Buber ed E. Lévinas.
La “postilla” con cui si conclude il volume raccoglie i frutti della disamina operata nei quattro saggi articola una proposta di riflessione per l’etica di oggi, mostrando come e perché proprio le ragioni del pluralismo etico spingano a rifiutare il relativismo e a fondare nell’umanità degli uomini i doveri reciproci di rispetto e responsabilità.

 

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